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Dove siamo

Il Comune di Lanzo Torinese (m 525 sul livello del mare) dista 31 km da Torino. Centro commerciale, industriale e luogo di soggiorno sito all'imbocco delle tre omonime valli, conta una popolazione di oltre cinquemila abitanti. Lanzo, detta «Lans» in piemontese e francoprovenzale, è nota sin dal Medioevo come sede d'industrie tessili e meccaniche e come luogo di villeggiatura estiva. Attualmente è uno dei centri più noti delle valli omonime, molto frequentato dagli amanti degli sport invernali e dell'escursionismo. Lanzo è il punto base per la visita delle sue valli: Val Grande, Valle di Viù, Val d'Ala e la Valle del Tesso. In esse s'incontrano pittoreschi paesini, borgate, alpeggi, collegati da antiche mulattiere e anche da sentieri che testimoniano la dislocazione territoriale su cui si fondava l'organizzazione comunicativa e produttiva svoltasi fra questi monti per molti secoli. Le alte cime delle Alpi Graie e i rifugi: Daviso, Gastaldi, Cibrario, Tazzetti e Salvin, consentono agli alpinisti di cimentarsi in impegnative salite. Gli sports invernali sono praticabili grazie ad impianti di risalita, anelli di sci di fondo e piste di pattinaggio presso Pian Benot, nella Valle di Viù, ad Ala e Balme, nella Val d'Ala, a Chialamberto e nella Val Grande. Durante la bella stagione è anche possibile ritemprare lo spirito e il corpo nelle strutture d'accoglienza turistica di questi paesini.
Lanzo è bagnata dai torrenti Tesso, Uppia e Stura. Sopra quest'ultimo si erge la costruzione architettonica più nota del paese: il Ponte del Diavolo. La leggenda narra che questo ponte medievale sia stato costruito in una sola notte dal demonio stesso in quanto la sua audace realizzazione era quasi inconcepibile per l'epoca, ma più verosimilmente il suo nome pare faccia riferimento all'esclamazione «Al diavolo il ponte!», pronunciata dai valligiani indispettiti dall'aumento del dazio sul vino, necessario per far fronte alle spese di costruzione. Detto anche «Ponte del Roc», unisce le pendici del Monte Basso con quelle del Buriasco, ed è inserito nell'omonima area protetta regionale del Parco della Mandria. La sua struttura risale al 1378, quando la Credenza di Lanzo ordinò la costruzione d'un ponte che collegasse il borgo alla riva destra del fiume Stura. Data l'importanza strategica dell'opera, Amedeo VII, il Conte Verde, s'interessò personalmente del progetto, partecipando anche alla spesa. Il ponte, alto circa 16 metri e con una gittata a schiena d'asino di 37 metri, costituiva un passaggio obbligato per chiunque volesse raggiungere la pianura dalle valli e viceversa, e questo almeno fino al 1820, quando venne terminata la carrozzabile Torino-Ciriè.

Alcuni rinvenimenti archeologici di armi e terracotte, monete e lapidi, provano che l'area di Lanzo era occupata ai tempi di Giulio Cesare. Molti secoli dopo, Lanzo stessa fu oggetto di contesa tra i Vescovi di Torino, i Signori di Monferrato e i Savoia. Il dominio di quest'ultima casata, ebbe inizio nel 1046 in seguito al matrimonio di Adelaide di Susa e Oddone di Savoia e si consolida attraverso i loro figli che entrano in Piemonte con diritti feudali più che con potere reale. Dopo il breve dominio dei territori lanzesi da parte di Guglielmo, Marchese del Monferrato, un altro matrimonio, quello tra Giovanni di Monferrato e Margherita di Savoia, determinò, nel 1296, il ritorno di Lanzo sotto il controllo dei Savoia. Dopo la morte prematura di Giovanni, Margherita concesse gli Statuti e si occupò di rinforzare le fortificazioni del Borgo e di restaurare il Castello.

 

Qualche cenno storico...

 Amedeo di SavoiaAlla morte di Margherita (1349) il piccolo suo "stato" tornò ai Savoia, precisamente a Amedeo VI, che confermò gli Statuti Lanzesi. Nel novembre 1361 viene scritta una dolorosa pagina per questa comunità: un'agguerrita compagnia di ventura, forse sovvenzionata dai Monferrato, violò nottetempo le mura lanzesi compiendo uccisioni, violenze, incendi, saccheggi. Nel castello rimasero asserragliati il Conte Amedeo VI con ampio seguito di nobili e militari (tra loro il Principe d'Acaja), e a conclusione delle ostilità, il Conte e la sua corte riuscirono a salvare la vita e riacquistare la libertà pagando agli aggressori una fortissima somma in denaro. Successivamente le truppe francesi occuparono l'intero Piemonte, distruggendo quasi tutti i castelli, compreso quello di Lanzo e 3010 nel 1559, con l'intervento del Duca Emanuele Filiberto, i Savoia con l'accordo di pace di Chateaux Cambresis (1559), entrarono in possesso del Piemonte, e quindi anche della castellania di Lanzo che venne affidata alla potente famiglia dei Provana. Successivamente la castellania fu la dote che Emanuele Filiberto concesse alla figlia Maria, andata sposa a Filippo d'Este e il governo della famiglia d'Este durò 150 anni caratterizzandosi per l'inettitudine e l'avarizia dei reggenti.

Nel 1720, Vittorio Amedeo II di Savoia per ripianare il bilancio allimentare del ducato, dichiara nulle tutte le concessioni elargite dietro pagamento dai suoi predecessori, esautora il Vlarchese d'Este dal suo feudo, dividendo la Castellania in lumerose contee che vengono vendute al migliore offerrente con relativo titolo nobiliare. Il marchesato di Lanzo viene assegnato a Giuseppe Ottaviano Cacherano della Rocca (fondatore dell'Ospedale Mauriziano), previo versamento dell'alta somma di 65 mila lire. AI tempo della Rivoluzione Francese, sui valichi delle Valli di Lanzo le truppe sabaude nulla potranno quando Napoleone Bonaparte (1796) le sbaraglia, iniziando dal Pienonte l'occupazione dell'Italia. Con il ritorno dei Savoia 1814), Vittorio Emanuele I e poi (1821) Carlo Felice, venne costruita la carreggiata Lanzo-Torino (1820) con il grande Ponte sul Tesso (1823), su progetto dell'architetto Mosca, e successivamente con il Re Vittorio Emanuele II, Lanzo ebbe anche il collegamento ferroviario. Importante l'attività pastorale in Lanzo del parroco Don Federico Albert (1820-1876), recentemente beatificato, e di Don Giovanni Bosco (1815-1888), che vi aperse la prima sede delle suore missionarie salesiane.
Nel corso dell'800 il processo d'industrializzazione sviluppa l'economia lanzese. Sin dal 1812 è attiva in Lanzo l'utensileria Savant e verso la fine del secolo sono gli industriali prussiani Remmert ad impiantare alcuni importanti opifici tessili. Inoltre molti lanzesi partecipano e cadono nelle guerre d'Indipendenza, in quelle coloniali e nelle due Grandi Guerre del secolo scorso. Sui suoi monti, tra case e frazioni, si riuniscono le prime formazioni partigiane per combattere la guerra di Liberazione e non pochi lanzesi finiscono nei lager tedeschi senza fare ritorno alle loro famiglie. Poi con la ricostruzione, segue la lenta ripresa economica e gli operai delle grandi fabbriche di Torino, sfollati nelle valli, ritornano al lavoro. Alcuni di loro aprono piccole officine che talora diverranno fabbriche. Oggi tra le vestigia una torre medievale coperta dalle caratteristiche lose, alcune antiche chiese di notevole pregio artistico, le strette vie del centro, un ponte ardito sulla Stura, sono le antiche testimonianze d'una comunità che merita di essere conosciuta ed apprezzata. Per il ruolo svolto nella Resistenza alla Città di Lanzo Torinese, il 10 maggio 1976, è stata conferita con Decreto del Presidente della Repubblica la Medaglia D'Argento al Valor Militare.
Tra i tanti personaggi della lunga storia lanzese, spiccano quelli di Bartolomeo Bonesio, del Marchese Giuseppe Ottavio di Cacherano e quello del Beato Federico Albert. Il Bonesio, vissuto per lo più a Roma al servizio del Cardinale Aldobrandini, tornato a Lanzo nel 1605, fece edificare il convento dei Cappuccini sulle rovine dell'antico Castello. Al convento assegnò una rendita di 2000 scudi e il quadro di San Francesco conservato nella parrocchiale. Il Conte Giuseppe Ottavi o Cacherano d'Osasco della Rocca, fu Marchese di Lanzo e fondatore dell'ospedale.

Ma il personaggio più amato dai lanzesi è il Beato Federico Albert, il sacerdote e teologo nato a Torino il 15 ottobre 1820, che fu eletto Vicario di Lanzo nel 1852. Forte personalità, cultura profonda e spirito sensibile alle problematiche sociali del suo tempo, gli consentirono di diventare il protagonista della vita comunitaria. Poco lontano dall'ospedale realizzò l'Ospizio delle Orfanelle, per dare una casa e una sana educazione ad una quarantina di bambine senza famiglia; inoltre fondò l'asilo infantile e creò un Educandato femminile, dove le giovani del lanzese ricevevano istruzione e sani principii morali. Tutte queste opere create dal Beato Albert vennero affidate alla Congregazione di suore dette Vincenzine, anch'essa fondata dal Vicario Albert. Nominato vescovo di Pinerolo da Papa Pio IX, Federico Albert il 28 settembre 1876 morì prematuramente cadendo da un'impalcatura innalzata dai muratori che eseguivano dei lavori nell'oratorio della parrocchiale.